10/02/2026 Davide

Il Narrative Check in

Negli ultimi anni e, a dire il vero, in questi ultimi periodi, si è parlato e si parla molto di leadership, engagement, purpose, intelligenza artificiale. Io, che mi occupo di temi e argomenti di questo tipo più o meno giornalmente, mi sono interrogato su come questi elementi possano essere messi a sistema nella vita quotidiana delle organizzazioni e delle imprese.

Uno dei nodi centrali continua ad essere l’enorme quantità di dati prodotti dalle imprese: informazioni, output, processi… che, però (ve lo posso garantire anche in virtù di una discreta esperienza sul campo) faticano a produrre senso condiviso.

Nello spazio che esiste tra operatività e significato,si colloca lo strumento del Narrative Check In, pratica semplice nella forma, ma strutturale negli effetti, capace di agire su differenti livelli:

1) Valorizzazione le persone

2) Allineare in modo strategico i team

3) Utilizzare consapevolmente e produttivamente l’intelligenza artificiale

Cos’è il Narrative Check-in

Il Narrative Check-in è un modulo narrativo ricorrente che permette a un team di fermarsi, osservare e raccontare ciò che sta accadendo, trasformando l’esperienza lavorativa in materia condivisa di riflessione e progettazione. Attenzione, però. Questo, chiamiamolo strumento, non ha nulla a che vedere con le riunioni di aggiornamento. E, soprattutto, non è un esercizio di storytelling fine a sé stesso.

È uno spazio guidato in cui il lavoro viene riletto come storia in corso, fatta di:

  • Obiettivi
  • Tensioni
  • Decisioni
  • Errori
  • Apprendimenti
  • Possibilità future

Ci si potrebbe chiedere: perché il Narrative Check-in è uno strumento di valorizzazione del team?

Prima di tutto, esiste un meccanismo di riconoscimento narrativo nelle aziende, che ha forte influenza sugli aspetti organizzativi.

Non parlo solo di visioni, missioni o altro tipo di statement. Mi riferisco, piuttosto, a “narrazioni” spesso invisibili, difficile da riconoscere. Ruoli, responsabilità, rapporti, situazioni lavorative, modalità di interazione tra team.

Spesso, chi lavora:

  • Non sa in quale “capitolo”, in quale fase si trova;
  • non comprende pienamente il senso delle decisioni;
  • non vede riconosciuto il proprio contributo;
  • è portato a vivere le criticità come responsabilità ed errori personali.

Il Narrative Check-in interviene proprio qui. Attraverso domande strutturate, consente al team di:

  • Dare un nome a ciò che sta vivendo. Una fase dell’organizzazione, un task di progetto, un particolare stato del rapporti con i colleghi;
  • riconoscere ruoli, competenze, tensioni. Importante per fare in modo di trovare un senso comune, quella che definiamo motivazione condivisa. Stimolo e motore per ogni team;
  • trasformare problemi in snodi narrativi. La trasformazione di particolari difficoltà in narrazioni condivise consente di sciogliere il problema e di individuare più facilmente delle soluzioni;
  • rafforzare il senso di appartenenza. Importante: spesso la gratificazione si dà per scontata. Ma non è così, rafforzare il ruolo e il valore del singolo nella macro-story aziendale contribuisce a rafforzare l’importanza dell’obiettivo a cui si tende.

Vediamo più nel dettaglio in cosa consiste un Narrative Check-in

Un Narrative Check-in si fonda su tre domande chiave, da adattare al contesto organizzativo:

1. Quale storia stiamo vivendo in questo momento?

Serve a identificare il frame:

  • Chi siamo?
  • Cosa stiamo facendo? Quale è il senso ultimo della nostra visione?
  • Che fase stiamo vivendo? Crescita? Crisi? Trasformazione?

Proviamo raccontare questo stato di cose come fosse una storia su cui ogni membro del team è chiamato a intervenire e a mettere del suo. Dare un nome, segnare una trama vuol dire ridurre l’incertezza.

2. Chi sono i protagonisti e quali competenze stanno emergendo?

Spostiamo il focus sulle persone.

  • Come stiamo vivendo la complessità? Come stiamo reagendo e che soluzioni abbiamo individuato?
  • Cosa stiamo imparando? Come utilizzeremo le nuove conoscenze e competenze?
  • Quali competenze stanno diventando centrali? Quali competenze, invece, sono da ripensare ed attualizzare?

Questo passaggio genera riconoscimento e visibilità.

3. Qual è il prossimo capitolo che vogliamo scrivere?

Proviamo a immaginare una direzione possibile.

  • Cosa vogliamo cambiare? Cosa vogliamo valorizzare? Cosa va eliminato?
  • Come possiamo rielaborare gli errori? Come possiamo anticiparli? Cosa possiamo evitare?
  • Cosa vogliamo approfondire? Cosa, invece, vogliamo esplorare e riportare a noi stessi?

Il futuro diventa lo spazio progettuale, ciò che ci consentirà una migliore e maggiore espressione di noi stessi.

Il ruolo del leader: tenere il frame, non controllare la storia

Nel Narrative Check-in il leader non è il narratore principale. Il leader è una specie di custode. A dirla meglio, è il FACILITATORE, il demiurgo. I suoi compiti sono di:

  • Sapere ascoltare. Applicare tecniche e strategie di ascolto attivo. Esercitare al meglio l’empatia. Riportare tutto alla coerenza di una costruzione di senso;
  • collegare le storie individuali alla storia dell’organizzazione. Dettaglio fondamentale. Le storie individuali sono tasselli della core-story aziendale. Sono i personaggi, le loro sono sub-plot narrativi che si intrecciano, convergono, si allontanano per poi ritrovarsi. Seguono il ritmo del respiro;
  • evitare di giudicare in base a performance e tecniclities… evitare il giudizio, esprimere opinioni condivise e cercare di aprire al miglioramento e alla gratificazione. Sempre.

Questo tipo di leadership riduce l’egocentrismo decisionale e favorisce una cultura di corresponsabilità.

Ma in tutto questo quale è il ruolo dell’AI. Ne parleremo nel prossimo post.

 

 

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