Negli ultimi anni e, a dire il vero, in questi ultimi periodi, si è parlato e si parla molto di leadership, engagement, purpose, intelligenza artificiale. Io, che mi occupo di temi e argomenti di questo tipo più o meno giornalmente, mi sono interrogato su come questi elementi possano essere messi a sistema nella vita quotidiana delle organizzazioni e delle imprese.
Uno dei nodi centrali continua ad essere l’enorme quantità di dati prodotti dalle imprese: informazioni, output, processi… che, però (ve lo posso garantire anche in virtù di una discreta esperienza sul campo) faticano a produrre senso condiviso.
Nello spazio che esiste tra operatività e significato,si colloca lo strumento del Narrative Check In, pratica semplice nella forma, ma strutturale negli effetti, capace di agire su differenti livelli:
1) Valorizzazione le persone
2) Allineare in modo strategico i team
3) Utilizzare consapevolmente e produttivamente l’intelligenza artificiale
Cos’è il Narrative Check-in
Il Narrative Check-in è un modulo narrativo ricorrente che permette a un team di fermarsi, osservare e raccontare ciò che sta accadendo, trasformando l’esperienza lavorativa in materia condivisa di riflessione e progettazione. Attenzione, però. Questo, chiamiamolo strumento, non ha nulla a che vedere con le riunioni di aggiornamento. E, soprattutto, non è un esercizio di storytelling fine a sé stesso.
È uno spazio guidato in cui il lavoro viene riletto come storia in corso, fatta di:
- Obiettivi
- Tensioni
- Decisioni
- Errori
- Apprendimenti
- Possibilità future
Ci si potrebbe chiedere: perché il Narrative Check-in è uno strumento di valorizzazione del team?
Prima di tutto, esiste un meccanismo di riconoscimento narrativo nelle aziende, che ha forte influenza sugli aspetti organizzativi.
Non parlo solo di visioni, missioni o altro tipo di statement. Mi riferisco, piuttosto, a “narrazioni” spesso invisibili, difficile da riconoscere. Ruoli, responsabilità, rapporti, situazioni lavorative, modalità di interazione tra team.
Spesso, chi lavora:
- Non sa in quale “capitolo”, in quale fase si trova;
- non comprende pienamente il senso delle decisioni;
- non vede riconosciuto il proprio contributo;
- è portato a vivere le criticità come responsabilità ed errori personali.
Il Narrative Check-in interviene proprio qui. Attraverso domande strutturate, consente al team di:
- Dare un nome a ciò che sta vivendo. Una fase dell’organizzazione, un task di progetto, un particolare stato del rapporti con i colleghi;
- riconoscere ruoli, competenze, tensioni. Importante per fare in modo di trovare un senso comune, quella che definiamo motivazione condivisa. Stimolo e motore per ogni team;
- trasformare problemi in snodi narrativi. La trasformazione di particolari difficoltà in narrazioni condivise consente di sciogliere il problema e di individuare più facilmente delle soluzioni;
- rafforzare il senso di appartenenza. Importante: spesso la gratificazione si dà per scontata. Ma non è così, rafforzare il ruolo e il valore del singolo nella macro-story aziendale contribuisce a rafforzare l’importanza dell’obiettivo a cui si tende.
Vediamo più nel dettaglio in cosa consiste un Narrative Check-in
Un Narrative Check-in si fonda su tre domande chiave, da adattare al contesto organizzativo:
1. Quale storia stiamo vivendo in questo momento?
Serve a identificare il frame:
- Chi siamo?
- Cosa stiamo facendo? Quale è il senso ultimo della nostra visione?
- Che fase stiamo vivendo? Crescita? Crisi? Trasformazione?
Proviamo raccontare questo stato di cose come fosse una storia su cui ogni membro del team è chiamato a intervenire e a mettere del suo. Dare un nome, segnare una trama vuol dire ridurre l’incertezza.
2. Chi sono i protagonisti e quali competenze stanno emergendo?
Spostiamo il focus sulle persone.
- Come stiamo vivendo la complessità? Come stiamo reagendo e che soluzioni abbiamo individuato?
- Cosa stiamo imparando? Come utilizzeremo le nuove conoscenze e competenze?
- Quali competenze stanno diventando centrali? Quali competenze, invece, sono da ripensare ed attualizzare?
Questo passaggio genera riconoscimento e visibilità.
3. Qual è il prossimo capitolo che vogliamo scrivere?
Proviamo a immaginare una direzione possibile.
- Cosa vogliamo cambiare? Cosa vogliamo valorizzare? Cosa va eliminato?
- Come possiamo rielaborare gli errori? Come possiamo anticiparli? Cosa possiamo evitare?
- Cosa vogliamo approfondire? Cosa, invece, vogliamo esplorare e riportare a noi stessi?
Il futuro diventa lo spazio progettuale, ciò che ci consentirà una migliore e maggiore espressione di noi stessi.
Il ruolo del leader: tenere il frame, non controllare la storia
Nel Narrative Check-in il leader non è il narratore principale. Il leader è una specie di custode. A dirla meglio, è il FACILITATORE, il demiurgo. I suoi compiti sono di:
- Sapere ascoltare. Applicare tecniche e strategie di ascolto attivo. Esercitare al meglio l’empatia. Riportare tutto alla coerenza di una costruzione di senso;
- collegare le storie individuali alla storia dell’organizzazione. Dettaglio fondamentale. Le storie individuali sono tasselli della core-story aziendale. Sono i personaggi, le loro sono sub-plot narrativi che si intrecciano, convergono, si allontanano per poi ritrovarsi. Seguono il ritmo del respiro;
- evitare di giudicare in base a performance e tecniclities… evitare il giudizio, esprimere opinioni condivise e cercare di aprire al miglioramento e alla gratificazione. Sempre.
Questo tipo di leadership riduce l’egocentrismo decisionale e favorisce una cultura di corresponsabilità.
Ma in tutto questo quale è il ruolo dell’AI. Ne parleremo nel prossimo post.









