16/01/2026 Davide

A scuola di diversità

Sapete qual è il pericolo più grande per chi usa l’AI? Produrre materiali tutti uguali.

L’AI generativa è la più potente applicazione di sviluppo di un pensiero convergente: dà risposte basate su regole d’inferenza logica, in linea con le conoscenze apprese attraverso processi continui di apprendimento. Dal punto di vista creativo è un’immensa banca dati dell’ovvio.

Certo, si trova anche una grande quantità di cose che ci sembrano originali solo perché non le conosciamo. Ma la produzione fresca della creatività spontanea, l’intuizione vergine del creativo di razza… quella roba manca del tutto.

Io l’ho sempre detto: sono un sostenitore dell’AI, perché non c’è collaboratore più efficiente. Qualcuno che mette ordine nel caos della mia mente e delle mie idee.

Ma poi, quello che davvero fa la differenza è il pensiero divergente: quello che spiazza, provoca, stimola a rompere schemi e superare preconcetti.

Ci sono campi nei quali l’AI non ha gioco facile. Prendiamo l’arte.

Un tizio decide di decontestualizzare un orinatoio dalla sua funzione convenzionale e lo trasforma in un concetto astratto, facendolo diventare una fontana. Un altro mette le sue feci sotto vuoto e le trasforma in “cacca d’artista”. C’è poi chi crea un enorme sole nero appeso al muro e composto solo di mosche morte… Oppure chi, pace all’anima sua, costruisce meravigliose composizioni video che sanno di cultura rinascimentale.

Potrei fare lo stesso esercizio con scrittori, registi, fotografi… e così via. Non esiste espressione artistica senza una forma di singolarità: un’esclusività controcorrente che provoca un cortocircuito tra sensibilità, personalità e idea.

Questo con l’AI non si può fare. Si possono fare mille altre cose, ma questo no.

Allora ricordiamoci del ruolo che dobbiamo avere noi — noi, non l’AI — quando accettiamo la responsabilità di formare le persone o quando pensiamo di realizzare un progetto didattico o di contenuto. Valorizziamo diversità, carattere, originalità del pensiero. Non facciamo l’errore di diventare tutti, immancabilmente, uguali.

Nelle attività didattiche che stiamo proponendo (e che potete vedere su Hdemy) cerchiamo prima di tutto di spingere i partecipanti a valorizzare attitudini, abilità e capacità. Solo in un secondo momento spieghiamo come usare l’AI per rendere questi processi più solidi e progettualmente razionali.

Alcuni prossimi appuntamenti avranno proprio questo scopo: far conoscere il metodo che abbiamo disegnato e che, in un’unica esperienza, riesce a portare a convergenza obiettivi formativi, soft skills, creatività e talento, rigore e metodo.

Scriveteci per ricevere le prossime informazioni.

 

 

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