21/02/2024 Davide

Il design dei contenuti con l’A.I.

di Davide Pellegrini

Da qualche tempo mi sto dedicando allo studio. Dopo una fase di sfruttamento creativo portata quasi a livelli di nevrosi, sono tornato a un sano equilibrio di produzione e apprendimento.

Sono sempre più dell’idea che chi è riuscito a portare avanti oggi competenze umanistiche sia particolarmente avvantaggiato perché, considerando la vastissima disponibilità degli strumenti in rete, si rischia di avere un’infinito numero di motori e pochissimi piloti.

Quando dico pilota intendo chi ci mette il cervello, il coraggio e lo scatto creativo. Il pilota è quello che sa dosare strategia e tattica e, a dirla tutta, è quello che non sa rinunciare alla qualità dei progetti. Lo studio in questa faccenda è fondamentale. Non c’è tema del mondo contemporaneo che non passi dall’attualizzazione del sapere nei fatti del mondo. La conoscenza è uno speciale grimaldello che ti consente di camminare in equilibrio tra l’ispirazione artistica e la partecipazione al dibattito sulla contemporaneità.

Si possono trattare questioni come l’innovazione, il cambiamento, le nuove professioni, il bilanciamento della vita lavorativa con la crescita personale, il benessere fiso e mentale, l’educazione e chi più ne ha più ne metta, attingendo a piene mani nel calderone della cultura, della filosofia, dell’arte, dei media.

Prendiamo l’intelligenza artificiale. Ne parlano talmente in tanti che quando avvio il prompt sento Chat GPT sospirare. Di malinconia, o malinconoia. Chissà.

L’intelligenza artificiale è la Next Big Thing del momento, il Grande Elettrone del futuro. Dovrebbe spaventarci e, invece, sono convinto che ci siano alcune vicende talmente decisive nella divisione tra l’A.I. e gli umani, da favorirci in senso più che positivo e ottimistico.

Volete un esempio? Va bene.

Provate a far scrivere a Chat GPT un monologo comico sul genere stand up. Non può, non ci riesce. La comicità gioca sul doppio senso e sull’ambivalenza dei significati, irride gli stereotipi e altera il senso delle parole e dei ragionamenti. Un processore statistico e matematico non può farlo, ha bisogno di precisione, è puntuale come un treno in Lussemburgo, ma ha bisogno di nettezza terminologica per avvicinarsi alla coerenza semantica.

Dunque, parliamoci chiaro. L’Intelligenza Artificiale è una figata, ma per ora va utilizzata al massimo del suo potenziale come un mezzo in più, riconoscendo a se stessi la capacità di generare prospettive di senso, creazioni liriche e sofisticate. E solo chi possiede la materia culturale può farlo, solo chi sa davvero le cose.

Ho usato Midjourney e Runway in una combo. Avevo bisogno di mettere alla prova la capacità dell’A.I. di assecondarmi. Il mio aiutante prezioso, il mio Igor tuttofare. E così ho pensato: mi piacerebbe realizzare una serie di eventi e talk in streaming su come cambieranno nel tempo quelle professioni che oggi ci appaiono giovani e giovanili come il content creator o l’influencer. Invecchieranno anche loro, no? E al posto del nonnetto con il bastone seduto sulla panchina a ricordare il Fronte d’Albania, ci saranno anziani che un tempo erano streamer, youtuber, gamer. Strano, vero? Ma più che plausibile.

Un po’ come portare il chiodo a ’80 anni. Se sei stato punkabbestia lo sarai per sempre, e ti porterai quella filosofia di vita tra le rughe della pelle. Ci sta e va bene così.

Ho immaginato la scena di questi allegri vecchietti in modalità Pixar, avete presente? Il vecchietto meraviglioso di UP? Una serie di caratteri ognuno con accanto il suo personale strumento di lavoro, una videocamera.

Beh, ho parlato un po’ con l’A.I., ho fatto dei tentativi ed ecco cosa ho tirato fuori. Ci ho messo la musica ed è nato questo brevissimo spot. Che, però, esprime esattamente cosa avevo in mente.

 

 

Questa è la magia di questi strumenti di ultimissima generazione, questo è il valore aggiunto. E non sarebbe possibile se non provenisse dalla nostra personale abilità di immaginare e di costruire con la fantasia dei contenuti, magari proprio attingendo allo stoccaggio infinito della conoscenza che ci portiamo appresso.

A proposito, noi questi talk li facciamo davvero, vi va di essere dei nostri?

 

 

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