Come diventare Content Creator – Feltrinelli Education

 

La collaborazione con Feltrinelli Education è il risultato di una stretta affinità di linguaggi, obiettivi e modelli culturali. Prima di tutto, c’è un’idea specifica della formazione come processo di crescita personale: la convinzione della necessità di un approccio orientato al lifelong learning che si unisce alla missione della valorizzazione della cultura, settore nel quale Feltrinelli da sempre si è contraddistinta per un posizionamento di assoluto prestigio. Non è un caso che ci siamo incontrati sul terreno della content creation, l’economia della progettazione, sviluppo e distribuzione dei contenuti; non è un caso, perché da sempre lavoriamo con sensibilità e attenzione sulle arti come strumenti di educazione, crescita, acquisizione di conoscenze e competenze. Da sempre cerchiamo di capire come raggiungere un equilibrio aureo tra gli obiettivi della formazione, la qualità del progetto e il potere dei media digitali. Oggi sappiamo che gli habitat digitali sono sempre più pervasivi; pubblicare un post, un video, un podcast sono attività all’ordine del giorno, rese più semplici dalla velocità di sofisticazione dei media, dagli sviluppi sempre più mirati e puntuali della UX, dal crescente tempo di connessione e uso di device digitali e piattaforme. Quello che, però, fa la differenza è la modalità di creazione del format. Il valore di un contenuto che, pur in un flusso enorme di informazioni e post nati per gestazione spontanea dagli utenti, si contraddistingue per intelligenza, fattura e capacità di coinvolgimento.

SI è imposta la figura del content creator in grado di essere aggiornato sui dibattiti della cultura contemporanea, capace di riconoscere i diversi layout editoriali, consapevole delle complessità degli step di sviluppo di un’idea (compreso l’uso di hardware e software), dal concept al prodotto finale. Un  professionista sempre più indispensabile in un’organizzazione a prescindere dalla finalità e dalla natura del contenuto prodotto. Per chi, come noi, sta facendo ricerche e curando progetti sui temi delle Digital Humanities, lavorare con Feltrinelli Education significa avere l’occasione di trovare sulla propria strada i migliori e più accreditati partner. 
 
 

CORSO IN LIVE STREAMING  – DURATA 1 MESE – 8 INCONTRI  – CERTIFICATO DI FINE CORSO

Come diventare content creator. Dall’idea al prodotto di comunicazione

Un corso per

 –    Scegliere i canali, i format e le piattaforme più adatti ai tuoi obiettivi

     Lavorare al design dei tuoi contenuti

 –    Utilizzare gli strumenti tecnici del content creator

 –    Coltivare la tua community e promuovere il tuo lavoro

Una volta, creare contenuti editoriali e creativi per lavoro era appannaggio dei pochi in grado di avere gli strumenti e il pubblico per farlo. Oggi, invece, viviamo nell’era della content economy. La crescita imponente dei social-media, la necessità per professionisti e aziende di mantenere vivo e dinamico il proprio habitat digitale, hanno contribuito all’affermarsi di nuove competenze di design dei contenuti. Linguaggi e formati di ultima generazione hanno fatto emergere la nuova figura professionale del content creator, competente non solo nell’ideazione e scrittura, ma anche nella realizzazione concreta di contenuti digitali.

Nella figura del creator convergono diverse capacità, dalla conoscenza dei diversi settori dei media digitali all’uso di tools e strumenti tecnici per la produzione e post-produzione di contenuti: dai testi alle grafiche, dai video ai podcast.
In questo corso – dalla creazione di una strategia editoriale all’uso dei principali strumenti per la creazione di contenuti digitali – impareremo come fare della content creation un mestiere.

Come funziona

Il corso ha la durata di circa un mese, suddiviso in 8 appuntamenti, tutti da seguire in orario preserale in live streaming. Nel corso delle lezioni, professioniste/i esperti della tematica trattata guideranno le/i partecipanti attraverso lezioni teoriche, esercitazioni guidate e analisi di casi studio, con l’obiettivo di acquisire gli strumenti di base del settore.

Per ulteriori informazioni su costi e modalità di iscrizione o per visionare il profilo dei docenti, puoi visitare la pagina dedicata di Feltrinelli Education

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(Al termine degli incontri, troverai le registrazioni delle lezioni sempre sulla piattaforma di Feltrinelli Education).

 

Date e orari degli incontri 

  • 21 settembre – PIATTAFORME, CANALI, FORMAT  (18:30 – 20:00)
  • 28 settembre – IL DESIGN DEI CONTENUTI DIGITALI  (18:30 – 20:00) 

  • 5 ottobre – GLI STRUMENTI: STREAMING E VIDEO  (18:30 – 20:00)
  • 12 ottobre – GLI STRUMENTI: IL PODCAST  (18:30 – 20:00) 

  • 19 ottobre – LABORATORIO DI CONTENT CREATION  (18:30 – 19:30) 
  • 26 ottobre – LABORATORIO DI CONTENT CREATION  (18:30 – 19:30 

  • 2 novembre – LABORATORIO DI CONTENT CREATION  (18:30 – 19:30) 
  • 9 novembre – LABORATORIO DI CONTENT CREATION  (18:30 – 19:30)
 
 

TNA con Eulab per l’edutainment

Quest’anno siamo partiti con una collaborazione con Eulab Consulting, un’azienda specializzata nel digital learning tra le migliori nel settore.

L’obiettivo, con un team di autori, formatori, edutainment designers, filmakers, attori, è di sviluppare una serie di attività di e-learning mediante la progettazione e implementazione di strutture narrative e interactive games. Parliamo di oggetti formativi complessi, sviluppati su diversi piani e monte ore, concepiti come contenitori di contenuti eterogenei, dalla fiction alle spiegazioni teoriche, dalle esercitazioni ai giochi. 
 
La digital education sta cambiando. Si richiedono ormai competenze profonde non solo nei campi del sapere direttamente toccati dai topics, dai temi e dagli argomenti dei corsi, ma nel design della dinamica formativa, nella user experience, nella scrittura finzionale sempre più orientata all’interattività e all’engagement diretto degli utenti. Il gameplay non deve mai sovrastare l’equilibrio aureo tra fine didattico, motivazione al coinvolgimento, divertimento.
 
Abbiamo lavorato su oltre 14 sceneggiature, costruendo strutture formative ricche di contenuti, grazie anche al prezioso contributo di professionisti come Carlo Cuomo, Rossana Nicastro, Giovanna Fregola, specialisti appassionati, competenti, affidabili. Percorsi su tante competenze diverse, dal Design thinking al Problem solving, dal Digital coaching al Self empowerment, dal Data analytics al Metaverso.
 
Quello che abbiamo capito è che un progetto di questo tipo per essere davvero efficace ha bisogno del collettivo. La collaborazione di sensibilità, culture, preparazioni differenti rese complementari dall’unico obiettivo di restituire un prodotto coerente, ben strutturato, interessante.
 
Nei prossimi mesi continueremo su questi e altri progetti con l’idea di rendere sempre più sofisticato il mestiere di autore di contenuti di edutainment, una missione per continuare a divulgare sapere e cultura nella miglior forma e con i format più incisivi che i media ci permettono di realizzare.
 

TNA partner della Fondazione Media Literacy

Siamo lieti di aver siglato un accordo di partnership con la Fondazione Media Literacy. Siamo felici perché ci sembra il coronamento di un percorso che – dall’educazione alla produzione di contenuti, dagli eventi all’informazione – ci ha sempre visto in prima linea. La progettazione e distribuzione della cultura è da sempre nel nostro DNA e non è un caso che in questi anni abbiamo attivato una serie di riflessioni sul suo ruolo nei percorsi di crescita personale e professionale.

Abbiamo attivato spazi di ragionamento e dibattito per riflettere sui modelli di produzione destinati ai diversi mercati, sui linguaggi della comunicazione, sulle finalità dell’informazione. Abbiamo dato spazio a commenti e confronti sui temi dell’editoria e dei media digitali, fino a occuparci più da vicino di aspetti filosofici, etici, sociologici, psicologici, pedagogici.

Oggi, con Fondazione ML, si apre una nuova strada. Quella della collaborazione con un’organizzazione importante, riconosciuta, solida e autorevole. Una Fondazione in prima linea nella promozione di iniziative culturali, nella diffusione di pubblicazioni, nell’organizzazione di seminari e convegni, nell’ideazione di workshop di apprendimento non formale incentrati sul corretto uso dei media tradizionali e non. Il tutto senza scopo di lucro, per amore della crescita del capitale intellettuale, sociale e umano rappresentato dalle persone che ci seguono, ci hanno seguito e ci seguiranno.

 

Mandragola Editrice

 

Tra i fondatori di Media Literacy c’è Madragola Editrice, storica cooperativa di giornalisti che ha dato vita ad ambiziosi e importanti progetti come Zai.net, il mensile delle scuole superiori anche in versione multimediale, e Radio Jeans, una radio realizzata da studenti. I punti di convergenza con la Fondazione li raccontiamo nei 10 pillar del manifesto dell’Editrice che descrivono al meglio gli obiettivi che ci siamo posti:

1) LETTORI PIÙ CONSAPEVOLI, CITTADINI MIGLIORI

Crediamo che i ragazzi debbano maturare la consapevolezza che una corretta fruizione dell’informazione è alla base di ogni moderna democrazia. Proprio per questo i redattori di Zai.net non sono futuri giornalisti, ma lettori evoluti in grado di comprendere i meccanismi dei media.

2) SVILUPPO DEL PENSIERO CRITICO

Crediamo che suscitare domande, fornire ai ragazzi competenza critica, offrire loro l’’alfabetizzazione mediale per essere cittadini del XXI secolo, contribuisca a formare il cittadino cosciente, attivo, critico, sociale, creativo.

3) CITTADINANZA ATTIVA

Crediamo che i nostri ragazzi, attraverso un attento lavoro critico, possano osservare la società che li circonda, porsi domande e leggere con altri occhi i meccanismi che regolano la vita sociale e politica del nostro Paese.

4) IMPARARE FACENDO

Crediamo nel principio del “learning by doing”, che ha trovato il suo riferimento teorico nelle scienze dell’educazione e in quelle della comunicazione.

5) DIDATTICA ORIZZONTALE

Crediamo che i giovani, attraverso il metodo del peer to peer, possano condividere con i loro coetanei ciò che hanno appreso nella nostra redazione. L’esperienza trasmessa può responsabilizzare il ragazzo che spiega e stimolare lo studente che impara.

6)  NETWORKING E DEMOCRAZIA DIFFUSA

Crediamo nella forza del gruppo: i membri della nostra community sono contemporaneamente fruitori e produttori di contenuti; si confrontano e dialogano tra loro attraverso lo scambio partecipativo di informazioni dagli oltre 1.700 istituti superiori collegati in tutta Italia.

7) CULTURA DI GENERE

Crediamo nel rispetto dei principi di tolleranza e democrazia e per questo promuoviamo in ogni ambito del nostro lavoro la diffusione di una cultura di genere.

8) SOSTEGNO ALLE SCUOLE

Crediamo di dover sostenere le esigenze della scuola nel modo più diretto ed efficace possibile, coinvolgendo le Istituzioni, le Fondazioni e le aziende private più attente al futuro delle nuove generazioni.

9) DALLA PARTE DELLA BUONA POLITICA

Crediamo in tutte quelle istituzioni che pongono i giovani al centro delle loro politiche.

10)  DALLA PARTE DELLE IMPRESE ETICHE

Crediamo sia giusto investire risorse economiche in progetti educativi in favore delle giovani generazioni affinché possano acquisire consapevolezza del proprio ruolo civile e sociale.

 

Un ringraziamento speciale va al Presidente Renato Truce e al Segretario Generale Lidia Gattini, che hanno riposto in noi fiducia dimostrando stima e apertura.

Davide Pellegrini, Direttore The Next Agency

 

 

Il content digitale ha cambiato la nostra idea del lavoro

La pandemia ha costretto molti di noi a ripensare il proprio mondo. Per i più si è trattato di prendere le misure con un nuovo stile di vita, rafforzato dal remote working come condizione centrale. Per altri è diventata nel tempo un’opportunità per uscire da una zona di comfort a volte rigida e ripetitiva e affacciarsi su un mondo in movimento in cui l’evoluzione tecnologica si lega alla trasformazione sociale, espressiva e comportamentale. Per usare parole semplici, un mondo che cambia velocemente e mette al centro le persone, i loro progetti, aspirazioni, valori, bisogni.

Su un articolo di The Vision, Come la produzione di contenuti ha permesso a molte persone di reinventare il proprio lavoro, di Elisa Berlin, c’è una bella riflessione riguardo la trasformazione di molti professionisti in abili creator digitali, sia per un bisogno di sostentamento, sia per la scoperta di talenti spesso nascosti dalla routine quotidiana del lavoro. La produzione e l’utilizzo di contenuti ha preso e sta prendendo diverse forme, dai video ai podcast fino allo streaming. I format sono soprattutto tutorial, corsi di formazione e contenuti di intrattenimento, con alcuni vertici come nel caso del gaming (diventato un vero e proprio driver per lo sviluppo di show digitali in cui le dirette vengono commentate dai performer spesso attraverso dialoghi real time con i propri viewer e follower).
The Vision avverte, un report di Google indica come già dal marzo del 2020 le ricerche di video sulla formazione scolastica siano aumentati del 120% e gli how to del 50% (cucina, bricolage, make-up). Sul tema videogame il discorso è piuttosto complesso e porterebbe via tempo, forse anche per il fatto che viene ancora discussa come una questione strettamente legata alle ultime generazioni. E non è sempre vero.

 

 
Resta, invece, tutto da esplorare l’universo video e podcast. La pandemia, due anni comunque impegnativi, ha portato un’altra percezione del tempo e ci ha messo di fronte alla fragilità della vita sociale e delle community di relazioni. Un fatto importante, perché per molti i video di YouTube o le dirette di Facebook e Instagram hanno rappresentato un aiuto psicologico per combattere l’ansia e lo stress (con un boom vero e proprio di clip fiction di tipo comico, la entertainment); in altri casi hanno permesso alle persone di conoscere cose che ignoravano (infotainment) e approfondire aspetti dell’auto-organizzazione della propria quotidianità che, dal tutorial alla formazione, hanno fatto crescere competenze e hobby. Hanno allargato le prospettive della conoscenza e dell’apprendimento culturale e, dato importante, fatto sentire le persone meno sole facilitando la ricostruzione, seppur virtuale, di relazioni sociali basate su interessi comuni.
 
L’impatto del content sul versante della professione e della produzione ha introdotto alcuni elementi fondamentali:
 
1 –  l’esplosione del video come strumento di comunicazione branded oriented, non più e non solo secondo la metrica pubblicitaria della comunicazione = valorizzazione del prodotto = consumo, ma come costruzione di contenuti di valore. In alcuni casi, pensiamo all’industria culturale, la video-divulgazione è diventata un importante modo per raccontare i progetti e attrarre fruitori e pubblico (audience engagement). Pensiamo, ad esempio, ai musei;

2 – l’affermazione progressiva e in continuo sviluppo di competenze tecniche di progettazione, produzione e post-produzione. Oggi, grazie a un orientamento ben costruito nel modello di creazione di un contenuto e con le strumentazioni disponibili è davvero possibile realizzare un’attività di content-producer di medio, buon livello;

3 – il perfezionamento di hardware e software. Mai come in questi ultimi anni si è raggiunto un picco così alto nella commercializzazione di prodotti e servizi dedicati al digital content. Da camere per il vlogging a gimball, da consolle per la regia a tastierini per lo streaming, da strumenti per la produzione professionale di podcasting a schede di acquisizione video per gaming di vario tipo. Per non parlare dei software, un numero infinito di applicazioni, spesso in dotazione direttamente sulle piattaforme di video-hosting come #YouTube, #Instagram, #TikTok.
 
Oggi il content design è la prospettiva di un mestiere tra conoscenza della rete e dei mercati, creatività e contenuto, modello di produzione e distribuzione; un mestiere in crescita che può raggiungere livelli davvero alti e correre ai ripari di settori sempre più in crisi, come la cultura, l’educazione, l’informazione, la sanità.

Se vuoi approfondire il nostro percorso in Digital Humanities, vai sul sito dell’educational previsto a partire da fine giugno 2022.

 

 
 

Il ruolo delle digital humanities nei Metaversi

I metaversi rappresentano ormai una nuova prospettiva nell’estensione di senso e di esperienza offerti dai mondi fisico e digitale. Attenzione, anche se la tentazione è di far coincidere il Metaverso con un habitat virtuale costruito ad hoc per l’uso di nuovi devices tecnologici, avvertiamo subito: il tema è più complesso. Il filosofo Galloway ne parla ampiamente facendo riferimento a logiche del tutto inedite che introducono nuove estetiche, nuove emergenze. Se siamo abituati a immaginare spazi già consolidati con i game MMPORG come The Sims, Minecraft, Fortnite e Roblox, preceduti dall’antesignano Second Life, d’altro canto è un fatto che l’attuale discussione sul Metaverso “viri verso la spazializzazione in cui il nostro corpo viene potenzialmente coinvolto in un’ecologia complessa” (cit. Simone Arcagni, Alessandro Bollo).

Il focus resta quello della possibilità di estendere il campo di applicazione dei Metaversi a territori ibridi co-abitati da fisico e digitale, sia dal punto di vista dell’arricchimento delle esperienze di crescita personale e professionale, sia da quello dell’effettivo rafforzamento di pratiche, strategie e strumenti di divulgazione della conoscenza. Qui, viene il bello. Se pensiamo, ad esempio, al settore culturale (ma quale organizzazione, quale azienda di per sé non è già un ecosistema culturale?), va sottolineato che occorre immaginare nuovi modi di pensare, progettare, distribuire contenuti. Le Digital Humanities, che hanno sempre lasciato ampio margine di interpretazione (se vogliamo procedere con classificazioni, spesso parziali), oggi vanno viste come l’insieme delle scienze umane e sociali, le arti e le lettere che possono contribuire a ottimizzare l’apporto del mondo digitale alla valorizzazione e distribuzione del sapere. Stephen Ramsey afferma che il termine possa avere un ampio spettro di significati, dagli studi sui media e l’arte elettronica all’edutainment, dal gaming alla produzione di contenuti digitali sotto forma di video, podcast, dal data mining all’edutech. L’allargamento del significato di Humanities necessita di una presa di responsabilità da parte di istituzioni, istituzioni culturali, imprese e associazioni. Non si tratta solo di digitalizzare la cultura, ma renderla accessibile. Non si tratta solo di marketing per le aziende, ma di svelarsi come sistemi di valore, come filiere di senso in grado di avere un ruolo nella dialettica contemporanea su temi di interesse generale. L’educazione e la cultura, la qualità della vita, l’importanza dell’istruzione, la crescita del benessere psicologico, la responsabilità sociale. Un nuovo operatore avrà anche questa opportunità, pensare al design di un’esperienza prima ancora che a un semplice contenuto da pubblicare. I Metaversi sono un crocevia, path esplorativi da cui costruire un pezzo digitale che possa facilitare la comprensione e l’assorbimento delle esperienze fisiche.
 

Davide Pellegrini

L’importanza della facilitazione nell’apprendimento

La formazione ha da sempre il limite della distanza. La trasmissione di competenze avviene in modo univoco dal formatore al partecipante. Un soggetto attivo che costruisce e codifica una serie di conoscenze destinate ad altri soggetti passivi, un pubblico che non interviene se non ex post nella fase di rielaborazione, e solo grazie all’impegno personale potrà capitalizzare quelle informazioni nell’esperienza di vita.

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Come pianificare una content strategy

Le aziende hanno sempre più bisogno di contenuti. Nel flusso ininterrotto di post, immagini e video, l’attenzione delle organizzazioni si è spostata dalle strategie commerciali alla narrazione del proprio ecosistema, il proprio habitat. Persone, attività, valori, progetti, eventi, azioni di responsabilità sociale. Ogni aspetto della cultura aziendale è diventato un possibile contenuto da raccontare, utile a far squadra e a partecipare al dibattito contemporaneo sul miglioramento della qualità della vita, del lavoro, del sistema sociale, economico e produttivo.

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Come realizzare una social media strategy

I media digitali sono sempre più social. Nello spazio delle conversazioni, il flusso ininterrotto di articoli, commenti, post è diventato ormai un elemento convenzionale della comunicazione odierna. Quello che fa la differenza, oggi, in termini di efficacia è la progettazione di un format. Il concetto di formato, di per sé, implica una riconsiderazione della strategia di progettazione e pubblicazione dei contenuti. Da questo punto di vista, uno dei fattori da tenere a mente è l’importanza di creare una convergenza tra comunicazione aziendale e modelli dell’entertainment.

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